SIIQ, una nuova stagione è possibile. Mazzocco: impasse da superare

Una nuova stagione delle Siiq è possibile. La normativa c’è ed è allineata agli altri paesi europei, lo stock immobiliare anche, l’interesse da parte degli investitori esteri non manca. Occorre però superare un problema dimensionale, mettendo in cantiere progetti in grado di competere sulla scena internazionale dove operano giganti da 5 a 20 miliardi di capitalizzazione, e affrontare la volatilità dei mercati come un fatto strutturale. Tenersi pronti in ogni momento cercando di cogliere la finestra giusta. E’ questo il messaggio emerso dal convegno ‘La nuova stagione delle Siiq’ promosso a Milano da QI presso la sede dello studio Nctm.

Per la prima volta gli operatori del settore real estate si sono seduti intorno a un tavolo per carcere di analizzare i motivi del mancato decollo delle Siiq in Italia a fronte di un’ampia diffusione dello strumento in tutta Europa e che, da sempre esiste sotto forma di Reits nel mondo anglosassone. “Le Siiq sono proprio quello che stanno cercando gli investitori esteri e rappresentano anche l’evoluzione più naturale dei fondi immobiliari perché offrono agli operatori uno strumento che non scade e che, soprattutto, è liquido”, ha detto Aldo Mazzocco, presidente di Assoimmobiliare da poco approdato alla Cassa Depositi e Prestiti come numero uno del real estate. Perciò, non bisogna scoraggiarsi e tentare, invece, di superare quelli che sono stati “i limiti e le carenze dei progetti che fino ad oggi sono circolati” per dar vita a una nuova fase.

Sulla stessa lunghezza d’onda Luca Lucaroni, cfo di Beni Stabili, e Carlo Puri Negri, presidente di Aedes, i quali hanno entrambi sottolineato come il real estate si trovi in una fase delicata, in lieve ripresa da metà 2015 dopo quasi otto anni di profonda crisi, ma senza ancora capire quale sia la direzione giusta. Dopo la rinuncia di Sorgente Res, ci sono altri due progetti di Siiq in stand by, Coima Res e idea Siiq, più altre iniziative che erano state messe in campo ma che si sono praticamente bloccate. Una governance che garantisca la più assoluta indipendenza tra Sgr e Siiq all’interno di uno stesso gruppo, una dimensione adeguata, valutazioni degli immobili in linea con i nuovi standard internazionali, un modello di business coerente con il regime opzionato sono gli ingredienti per una Siiq di successo, secondo l’analisi emersa.

“In questo quadro manca però un tassello”, ha sottolineato Stefano Cervone, consigliere delegato di Sorgente Res, “nessuno come noi ha provato ad andare in Borsa come Siiq, costituendo un veicolo ex novo e confrontandosi con tutte le farraginosità burocratiche, advisor non sempre ferrati sul tema, mercati estremamente volatili e la scarsa fiducia degli investitori esteri nei confronti dell’Italia che ancora persiste. In Borsa ci sono oggi tre Siiq, tutte società che erano già quotate quando hanno chiesto l’adesione al regime fiscale. Nova Re, la società che Sorgente ha acquistato per superare il problema ipo, sarà probabilmente la quarta. Ma la nostra esperienza dovrebbe suggerire una riflessione su quello che non funziona nell’intero meccanismo che porta una società a piazza Affari direttamente come Siiq”.

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Autore:

Mario Grechi

Luogo:

Milano