È terminata l’opera di restauro di un luogo di grande spiritualità cristiana, dove si sono formate eccellenti figure dei secoli scorsi: “Le camerette di San Luigi Gonzaga” all’interno del complesso del Collegio Romano e della chiesa di S. Ignazio di Loyola in Campo Marzio, a Roma. Ne hanno parlato oggi, presso Oratorio del Caravita, Emanuela Settimi, che ha diretto i restauri per le Soprintendenze; Susanna Sarmati, che li ha realizzati; padre Francesco De Luccia, che ha seguito i lavori per conto dei gesuiti.

Durante la serata i maestri Francesco Colamarino e Livia Frau hanno eseguito brani di organo sullo strumento di fine settecento collocato nell’Oratorio del Caravita e restaurato nel 2012.

Sono state completamente recuperate le stanze abitate dagli studenti gesuiti, con un’iniziativa dei gesuiti della Provincia Romana della Compagnia di Gesù che dal 2008 ha raccolto fondi e ha predisposto il progetto di restauro poi autorizzato dal Fondo Edifici per i Culti e dal Ministero dei Beni Culturali. Visitate ogni anno da un migliaio di persone, le stanze prendono il nome dal giovane Luigi Gonzaga (1568-1591) che rinunciò ai privilegi della vita nobiliare, contro il parere della famiglia, per dedicarsi alla vita religiosa nella Compagnia di Gesù, morendo di peste a 23 anni. Gli ambienti accolsero anche studiosi di matematica e astronomia come Cristoforo Clavio (1538 –1612), che contribuì alla nascita del calendario gregoriano e dialogò a lungo con Galileo Galilei condividendone il metodo e le conclusioni; i padri Matteo Ricci e Domenico Zipoli, che tra 1600 e 1700 hanno guidato missioni di evangelizzazioni nel mondo con il linguaggio della musica e della scienza; Angelo Secchi (1818-1878), che diede vita all’osservatorio astronomico da cui è nata la Specola Vaticana.

“Contribuire al restauro di luoghi di così profonda spiritualità e cultura rientra nell’identità della nostra Fondazione, che ha come obiettivo quello di valorizzazione il patrimonio storico culturale italiano – rileva Paola Mainetti, vicepresidente della Fondazione Sorgente Group – e apre al pubblico la possibilità discoprire e avvicinare questa dimensione unica al mondo”.

Aggiunge padre Francesco De Luccia, responsabile del progetto per conto dei gesuiti della Provincia Romana della Compagnia di Gesù: “La visita delle camerette rappresenta un’immersione nella vita dell’Ordine dei Gesuiti, che fin dall’inizio della sua storia si è dedicato alla formazione dei giovani, prestando attenzione alla dimensione culturale della formazione, nella convinzione che la crescita della dimensione intellettuale fosse strettamente collegata a quella spirituale”.

Approfondimento: il restauro delle Camerette. Iniziato nel gennaio del 2013, quest’ultima fase del restauro delle Camerette è stata completata per quanto attiene gli ambienti più grandi. All’ultimo piano del Collegio Romano, adiacente alla chiesa di Sant’Ignazio, si trova il cosiddetto Ritiramento, cioè le camere abitate dagli studenti. Da una breve scala si accede al Salone della Ricreazione: nei secoli XVIII e XIX la sala fu dipinta e furono incollate alle pareti tele raffiguranti episodi della vita di San Luigi, attraverso le quali si può ricostruire la sua vicenda umana e spirituale. La camera dove il Santo abitò fin dai primi del Settecento fu trasformata in cappella e ornata: alle pareti le tele che San Roberto Bellarmino commissionò per la stanza dell’infermeria dove Luigi morì e qui portate dopo la distruzione di quella parte del Collegio. Gli interventi di restauro iniziati nel 2008 hanno riportato alla loro bellezza originaria le pitture a olio del soffitto e dello zoccolo che corre intorno alla camera: ghirlande e serti di fiori hanno riacquistato la vivace delicatezza del colore con inserti di oro zecchino già anneriti da umidità, polvere, nero dei ceri d’altare, colla. Lavoro di pulizia è stato fatto per il damasco, risalente al restauro del 1791 (secondo centenario della morte del Santo): è stato spazzolato, asciugato dell’umidità, rammendato accuratamente con fili di seta. Su di esso si individuano il monogramma dei gesuiti e serti di rose. Attraverso porte aperte durante i restauri settecenteschi si accede a quella che ora è chiamata la Sacrestia, dove, a renderci più vicina la figura del giovane Luigi, in una vetrina troviamo lettere autografe a familiari e il Crocifisso che portò con sé quando entrò nella Compagnia di Gesù. C’è poi la Camera di San Giovanni Berchmans (Diest 1599- Roma 1621) i cui restauri sono terminati. Sotto un altare di stile neoclassico, perfettamente riportato allo splendore originario, è posta un’urna che contenne per qualche tempo i resti del Santo, trasportati poi nell’altare sinistro del transetto della chiesa di Sant’Ignazio. Notevoli sono i reliquiari, sia incassati nell’altare sia posti sopra l’altare in forma di ostensori, opere del XVIII sec. In argento e ottone. Sul lato destro si apre la porta d’accesso per gli studenti, unica originaria, sopra la quale in una teca è conservata una veste del Santo. Le decorazioni pittoriche del soffitto, della parte bassa delle pareti e alle ante delle finestre hanno riacquistato luce e colore. Anche la Camera del venerabile Abraham Giorgi (gesuita libanese tra i primi che tentarono di entrare in Etiopia, dove poi finì decapitato nel 1595) è stata avvalorata dagli interventi del recente restauro: sull’altare un ritratto di San Roberto Bellarmino, direttore spirituale del Collegio e per un breve periodo Rettore. Alle pareti ritratti dei primi Prepositi Generali della Compagnia: Sant’Ignazio, Pedro Lainez, San Francesco Borgia. Bello l’inginocchiatoio del papa Pio IX. La commozione e la consolazione che derivano da questi luoghi trovano il più bel commento nell’affermazione di Sant’Ignazio: “L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio Nostro Signore”.

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